Cheese 2017. 20 anni della manifestazione di Slow Food dedicata ai formaggi.

Ping e Cheese 2017.

Anche noi di Ping eravamo presenti alla manifestazione per conoscere nuovi prodotti.

Prima di cheese per il latte crudo.

La prima edizione di Cheese riservata ai produttori a latte crudo (ad eccezione del gorgonzola) è una scommessa vinta. Lo conferma il presidente di Slow Food Italia Gaetano Pascale: «Gli operatori del settore hanno sposato questa filosofia produttiva. Siamo solo all’ inizio di un percorso ancora lungo e complesso, che si tratta ora di comunicare bene. L’etichetta dovrebbe essere lo strumento per farlo».

«Possiamo già dire che l’undicesima edizione di Cheese è stata la più riuscita non solo per i numeri, ma anche per la qualità e la determinazione con cui abbiamo portato avanti le nostre scelte» ribadisce il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini:  «La scelta di riservare gli spazi espositivi ai formaggi a latte crudo è stata coraggiosa e ha pagato».

C’è soprattutto un dato politico da sottolineare: «È la prima edizione che realizziamo senza il disastro in campo lattiero-caseario. Negli anni passati facevamo la conta dei caseifici chiusi, dei continui ribassi del latte a prezzi ridicoli. Qualcosa è cambiato. Se è avvenuto, è anche per merito di chi ha accettato la sfida dell’etichettatura».

Da aprile di quest’anno, infatti, l’indicazione dell’origine della materia prima è obbligatoria per i prodotti lattiero-caseari. Un risultato fortemente voluto dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina. A Bra rivendica il senso di questa battaglia, condotta da l’Italia anche a rischio di incorrere in una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea. L’introduzione dell’indicazione di origine in etichetta è già sta portata avanti con successo anche per il riso, per la filiera del grano e per la pasta. Verrà ora replicata anche nella filiera del pomodoro, annuncia Martina.

Dal canto suo Slow Food non può che auspicare che il lavoro avviato prosegua negli altri campi dell’agroalimentare: «L’indicazione di origine italiana risponde a due esigenze, continua Petrini. Da un lato, la necessità di assicurare che le norme igieniche del nostro Paese, giustamente rigorose, non vengano scavalcate da quelle meno rigorose di altri Paesi. Dall’altro, quella di richiamare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare ambiente e paesaggio. Rivalutare le produzioni locali e il territorio è la risposta decisiva».

Ecco i “numeri” di Cheese 2017

Stimate in totale oltre 300.000 presenze durante la manifestazione. Ovviamente non è possibile stimare il numero di stranieri tra il pubblico. Sicuro è che il 50% dei partecipanti agli eventi su prenotazione è arrivato da fuori Italia. nella Gran Sala dei Formaggi ed Enoteca l’affluenza degli appassionati non italiani è stata considerevole. Infine, la grande rete di Cheese, fatta oltre che di casari, allevatori e affinatori, anche di esperti, buyer ed estimatori, ha permesso a questa undicesima edizione di superare la soglia dei 50 Paesi dei 5 continenti. Dagli Stati Uniti (Paese a cui abbiamo dedicato il focus quest’anno) a Hong Kong. Da Iran alla Georgia. Dal Sudafrica al Brasile. Per la prima volta di giornalisti della Cnn e dell’Associated Press per seguire la partecipazione degli statunitensi, e dell’agenzia di stampa Efe che ha coperto i delegati e produttori dell’area spagnola e latinoamericana.

Cheese inoltre è ormai diventato il punto di riferimento internazionale anche per il mondo degli affineurs, coloro che acquistano formaggi e li fanno maturare cambiandone gusto. E dei selezionatori, coloro che acquistano per poi completare la stagionatura. La via dedicata è stata una delle aree più frequentate della manifestazione.

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